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FrancescoSallustio
Fino alla Vittoria!


Diario


2 ottobre 2008

I BIRMANI AVANZANO VERSO LA CLINICA “CARLO TERRACCIANO”. BRUCIATE ABITAZIONI KAREN IN DUE VILLAGGI.

Da tre giorni proseguono i combattimenti tra truppe birmane e Esercito di Liberazione Karen nei dintorni del villaggio di Kler Law Seh, sede della clinica medica “Carlo Terracciano”, costruita e gestita dalla Comunità Solidarista Popoli.

2 ottobre 2008



Da tre giorni proseguono i combattimenti tra truppe birmane e Esercito di Liberazione Karen nei dintorni del villaggio di Kler Law Seh, sede della clinica medica “Carlo Terracciano”, costruita e gestita dalla Comunità Solidarista Popoli.
Gli scontri sono conseguenza dell’avanzata birmana verso la roccaforte Karen situata proprio sulla cima di una collina che sovrasta Kler Law Seh. Il villaggio di Bla Tho, occupato ieri dai soldati di Rangoon, ha subito l’incendio di alcune abitazioni e l’arresto di diversi abitanti, accusati dai birmani di intrattenere rapporti amichevoli con la resistenza patriottica del KNLA.
Bla Tho, lo ricordiamo, è sede di una delle scuole elementari di “Popoli”, ed è tappa abituale delle missioni della Onlus italiana, impegnata a prestare cure alla popolazione di profughi interni Karen.
Questa mattina gli uomini della 3° compagnia del 201° battaglione Karen, guidati dal Colonnello Nerdah Mya, hanno tentato un contrattacco proprio per cercare di liberare il villaggio dalla presenza dei birmani. Le sorti dello scontro sono ancora incerte. I birmani hanno inviato 200 uomini a sostegno dell’offensiva, iniziata di fatto già lo scorso settembre, durante l’ultima missione della Comunità Solidarista.
Nel pomeriggio di oggi altre truppe birmane sono entrate nel villaggio di Tah Hoh Kyo, che dista circa due miglia dalla clinica “Terracciano”, dando fuoco a tre abitazioni e arrestando numerosi abitanti.
Al momento non vi è personale italiano nella clinica, ma i paramedici Karen di “Popoli” sono rimasti al loro posto, continuando a prestare assistenza alla popolazione.
I Karen lottano da sessanta anni per la propria sopravvivenza, battendosi con rigore contro la produzione e il commercio di stupefacenti e per il mantenimento della propria identità. Il regime birmano intrattiene rapporti preferenziali con  Cina, Israele, Singapore, India, Australia e numerose aziende multinazionali occidentali (tra cui l’americana Chevron e la francese Total) che realizzano ingenti profitti sulla pelle delle popolazioni indigene.
Nessun governo sostiene la lotta per l’autodeterminazione dei Karen, e il loro rappresentante, in visita lo scorso novembre al parlamento di Strasburgo, non è stato ricevuto nemmeno per cortesia da alcun commissario del carrozzone europeo. Tutti troppo impegnati in decisive discussioni sul calibro dei pomodori comunitari e in pantagrueliche “cene di lavoro” a base di wurstel alsaziani.
I politici della sedicente democrazia europea non muovono un dito per il popolo Karen . Hanno forse paura che la polverina bianca e le pasticche da sballo non arrivino più nelle nostre strade e nelle nostre scuole ?
Temono forse che le multinazionali tolgano loro la dorata seggiola da sotto l’Onorevole Deretano ? 
Sono troppo indaffarati con la costruzione della Centrale Europea di Spaccio, il Kosovo, per la quale hanno addirittura partecipato ad una guerra al fianco dei narcotrafficanti albanesi ?

da www.noreporter.org




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18 settembre 2008

Azione Giovani Taranto interviene in merito alle parole dell’on. Gianfranco Fini sull’antifascismo.

Azione Giovani Taranto non considera l’antifascismo un valore, anzi condanna apertamente quell’antifascismo militante e violento che negli anni ’70 e ’80 ha lasciato per le strade decine di morti tra i giovani militanti di destra, e che ancora oggi si macchia di moltissime aggressioni fisiche ai militanti e alle sedi di Azione Giovani in tutta Italia. In nome dell’antifascismo a molti militanti e dirigenti di Azione Giovani è proibito fisicamente da “antifascisti militanti” il solo poter parlare pubblicamente nelle assemblee scolastiche e universitarie. Pertanto a noi di Azione Giovani risulta quantomeno difficile associare la democrazia e la libertà all’antifascismo militante in nome del quale sono stati uccisi presunti fascisti e anche antifascisti, sono stati infoibati vecchi, donne e bambini, sono stati eliminati ragazzi di sedici anni che avevano come unica colpa quella di far parte della nostra organizzazione.

Pur non cadendo in un nostalgismo fine a se stesso, come Azione Giovani non possiamo dimenticare quegli atti eroici dei giovani che combatterono per la Repubblica Sociale Italiana, lo stesso reggente di Alleanza Nazionale, il ministro della Difesa On. Larussa, ha voluto ricordare quei ragazzi l’8 settembre, durante le celebrazioni della resistenza a Roma.

Noi di Azione Giovani non abbiamo bisogno di essere antifascisti per riconoscerci nei valori della libertà e della giustizia, e per questo non lo saremo mai.




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15 settembre 2008

Onore ai combattenti della Repubblica Sociale Italiana

 




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13 agosto 2008

Fallisce un nuovo assalto birmano a Boe Way Hta



12 AGOSTO E' fallito un nuovo tentativo di conquistare la roccaforte Karen di Boe Way Hta da parte delle truppe birmane. L'assalto doveva iniziare con un attacco sferrato da uomini della milizia collaborazionista del DKBA (Democratic Karen Buddhist Army), spesso utilizzati dai birmani come "apripista" nelle operazioni contro la resistenza patriottica. Ma proprio diversi miliziani del DKBA hanno fatto fallire l??aggressione, consegnandosi al 201° battaglione Karen pochi minuti prima dell'attacco. "Non sappiamo ancora se questi uomini abbiano disertato per paura dello scontro oppure perché sinceramente convinti che la loro collaborazione con le truppe di occupazione fosse una scelta disonorevole" - ha commentato un ufficiale Karen raggiunto telefonicamente in una postazione lungo il confine birmano-thailandese. "Chiariremo al più presto la loro posizione". Da diverse settimane i dintorni di Boe Way Hta sono teatro di scontri tra Karen National Liberation Army e truppe birmane. Le abbondanti piogge della stagione monsonica hanno finora impedito un assalto massiccio alla roccaforte, ma le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per il destino di questa posizione, che ospita la prima clinica che venne aperta da "Popoli" in territorio Karen sette anni fa.

da www.comunitapopoli.org




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7 agosto 2008

HIROSHIMA, ALEMANNO: "VIAGGI MEMORIA PER BAMBINI ROMA"

Con l'esposizione in piazza del Campidoglio a mezzogiorno in punto di un grande manifesto raffigurante il simbolo del bombardamento di Hiroshima (un origami di carta a forma di gru ideato da una bimba Sadaku morta a causa delle radiazioni) e la scritta 'Hiroshima 6 agosto 1945 ore 8.15' si è dato il via alla commemorazione del 63esimo anniversario dal bombardamento.
In piazza il sindaco Gianni Alemanno, gli assessori capitolini alla Scuola, Laura Marsilio e alla Cultura, Umberto Croppi ed il rappresentante dell'ambasciata giapponese Shimizu. Roma vuole essere la città della memoria, la città delle identità e quindi vuole ricordare tutte le tragedie del 900, compresa quella che ha dato inizio all'era nucleare - ha detto Alemanno - Una tragedia che deve ricordarci gli effetti di una tecnica non dominata dall'etica. Vogliamo che in futuro i bambini di Roma vadano a Hiroshima e Nagasaki per vedere direttamente gli effetti di queste terribili esplosioni affinché le nuove generazioni non dimentichino".




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5 agosto 2008

STRAGE BOLOGNA: ALEMANNO, NO A VERITA' DI COMODO

"Fini ha perfettamente ragione, perche' c'e' un'altra pista, quella del vecchio terrorismo palestinese, che soltanto da poco si e' cominciata a esplorare. C'e' un'inchiesta in corso: a giugno il sostituto procuratore Giovagnoli e' stato in Germania per interrogare Thomas Kram, uno dei testimoni della pista palestinese. Che e' quindi totalmente aperta e sembra molto piu' seria, molto piu' promettente della pista nera". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in un'intervista al quotidiano 'La Repubblica' in merito alla strage di Bologna.
"Sono a fianco di Cofferati -continua Alemanno- quando chiede verita' e giustizia, pero' gli ricordo che la giustizia e' sempre connessa alla verita'. Quando si cerca la verita' non bisogna fermarsi a quella che fa piu' comodo, sostenendo, dogmaticamente, che la pista palestinese sulla quale c'e' un'inchiesta in corso e' falsa. Per me non c'e' nessuna differenza tra chi denuncia che ancora i mandanti di Mambro e Fioravanti non sono stati trovati e chi dice 'esploriamo anche altre piste', perche' se i mandanti non sono usciti fuori e' perche' o la sentenza sulla matrice neofascista e' parziale o esistono altre piste da verificare".
Secondo il sindaco di Roma, "Mambro e Fioravanti si sono macchiati di reati gravissimi, ma forse non della strage di Bologna". "Io ritengo -conclude Alemanno- che la strategia della tensione abbia prodotto tante verita' che si sono sovrapposte nel tempo e sulle quali non e' stata fatta piena luce, e questo non riguarda solo Bologna. Spesso nel corso degli anni si sono preferite piu' verita' comode e ideologiche che verita' scomode. Dire che la bomba alla stazione potesse avere origine nel terrorismo internazionale era molto piu' difficile e problematico che addossare la colpa al terrorismo interno".




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2 agosto 2008

Strage di Bologna: fuori la verità!

 

www.loradellaverita.org

Il 2 Agosto 1980 esplodeva a Bologna la bomba che causò la tragica fine di 85 vittime innocenti e centinaia di feriti che ancora oggi rimangono senza giustizia. Nuovi scenari si sono aperti a seguito delle recenti dichiarazioni del presidente Cossiga, che ha collegato l’esplosione al terrorismo arabo e alle tensioni mediterranee che nel 1980 vedevano l’Italia in prima linea. Le nuove dichiarazioni aprono ancora più falle nella verità ufficiale che ha consegnato in pasto al mondo tre “colpevoli di comodo”: Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini ancora oggi pagano per qualcosa che non hanno commesso. A 28 anni dal più grande attentato che abbia colpito l'Italia ancora troppi interrogativi restano senza risposta. Non esiste alcun movente, non esiste nè è mai esistito un filone di indagini alternativo a quello neofascista, nonostante i numerosi e comprovati tentativi di depistaggio cui non è mai seguita un’effettiva indagine investigativa. Tante, troppe menzogne han circondato e circondano tutt'ora l'intera struttura dell'impianto accusatorio.

Numerose sono le voci che gridano l’innocenza dei tre colpevoli di comodo. Il fronte innocentista non ha colore politico, svaria da destra a sinistra; da un ex presidente della repubblica come Cossiga a noti giornalisti dichiaratamente “rossi”. Tutti uniti da un unico comune filo conduttore: l’amore per la Verità e per la Giustizia! Si è parlato a lungo e a sproposito di segreto di Stato sulla strage di Bologna. Ma nessun segreto è stato mai apposto sull’attentato. L’unica certezza esistente oggi è il silenzio. Tranne qualche coraggiosa eccezione, infatti, nessuno vuole più parlare della strage di Bologna. E se la menzogna raccontata è colpevole, il silenzio lo è ancor di più. La detenzione di Luigi Ciavardini, ancora oggi imprigionato nel carcere di Rebibbia, dove sconta la sua condanna a 30 anni per concorso in strage, serve a ricordarci ogni giorno questa drammatica ingiustizia. Condannare tre persone innocenti significa mantenere nell’impunità i veri colpevoli. Questo non costituisce solo un oltraggio alla Verità, costituisce un oltraggio alle 85 vittime innocenti, un oltraggio verso tutti gli Italiani. Perché la verità non deve essere ostaggio di pregiudizi ideologici. La verità non può avere colore politico.
Perché la Verità ancora oggi resta intrappolata tra le macerie di quella maledetta estate del 1980.

Perché Mambro, Fioravanti e Luigi Ciavardini sono innocenti.

da www.luigicurci.tk




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29 luglio 2008

I Karen stanno combattendo

Nuova offensiva birmana a Boe Way Hta; controguerriglia di Nerdah facilitata dal comportamento dei civili

                

Si combatte nei dintorni della roccaforte Karen di Boe Way Hta, nel distretto di Dooplaya nell'est della Birmania. Gli scontri tra l'Esercito di Liberazione Nazionale Karen e le truppe birmane sono diffusi in una vasta area, ed hanno avuto inizio nel villaggio di K..neh Lay, occupato dai birmani nella notte tra il 24 e il 25. Come avevamo preannunciato, le forze di occupazione birmane hanno l'obiettivo di conquistare questa importantissima posizione, già attaccata senza successo il 30 giugno. Il primo attacco era costato la vita anche ad un giovane infermiere karen dello staff di Popoli. I combattimenti di queste ore fanno seguito alla avanzata compiuta dall'esercito birmano verso diverse postazioni Karen. Due giorni fa, la popolazione di K'neh Lay era fuggita all'arrivo dei birmani, per non essere catturata e costretta a portare equipaggiamenti e munizioni dei soldati di Rangoon verso la prima linea. Non appena la popolazione civile ha lasciato il villaggio, ed è stata nascosta in aree sicure dai militari Karen, gli uomini di Nerdah Mya hanno iniziato operazioni di guerriglia per disturbare la concentrazione di truppe nemiche. “Senza portatori sarà più difficile per i Birmani attaccarci in modo massiccio - ci ha detto Nerdah questa mattina - e la pioggia incessante sta rendendo più lente le loro manovre”- ha aggiunto il colonnello sottolineando che le linee di difesa Karen sono state rinforzate nei giorni scorsi.

La giungla e la natura aiutano ancora una volta i difensori Karen, decisi a mantenere il  controllo di un'area che consente la protezione di numerosi villaggi. La zona interessata dai combattimenti è quella in cui la Comunità Solidarista Popoli ha due cliniche e tre scuole elementari. Seguiremo gli avvenimenti con particolare attenzione.

www.comunitapopoli.org




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8 luglio 2008

Intervista a Francesco Torselli/ Riscatto della proprietà, la proposta di An

 di Marco Scatarzi


Il progetto è di quelli chiari: permettere alle famiglie italiane in affitto negli alloggi popolari di riscattarli attraverso delle rate di mutuo. Si chiama “Azione Casa” e, non a caso, è l’invenzione di Azione Giovani, inserita a pieno titolo nel programma del Pdl e difesa in parlamento dai deputati di Alleanza Nazionale e dal Ministro delle Politiche Giovanili Giorgia Meloni. Francesco Torselli, Presidente provinciale di AG a Firenze e responsabile del centro sociale di destra “Casaggì”, ci spiega di che cosa si tratta.

Torselli, qual è lo spirito che sta alla base della proposta “Azione Casa”?
Lo spirito alla base della proposta è uno spirito rivoluzionario, innovativo, saldamente radicato nel solco della giustizia sociale. Alla base di tutto vi è una concezione identitaria della dimora. La casa, infatti, non è un qualcosa che l’uomo può decidere di possedere o meno in funzione dei suoi reali bisogni. La casa non dovrebbe essere un bene di mercato, perché un diritto primario della persona. E’ il riflesso dell’identità, il rifugio della famiglia, il simbolo di una appartenenza. Solo attraverso questo approccio si possono abbattere i tentacoli dell’usura che imperversa nel mercato immobiliare.

Come si articola il progetto del riscatto della proprietà?
L’unica vera alternativa al sistema assistenziale delle “case popolari” risiede in quello che abbiano chiamato: “riscatto della proprietà”, partendo da un esperimento messo in atto a Roma, nel quartiere Esquilino, qualche anno fa, su iniziativa dell’allora Consigliere Regionale On. Fabio Rampelli, denominato appunto “riscatto sociale”. La proposta si articola in tre fasi: riscatto, concorso e costruzione. La prima prevede che il canone di affitto versato mensilmente dalle famiglie non sia a fondo perduto, ma concorra al riscatto dell’immobile, che avverrà quando l’importo versato sarà pari al valore dello stesso. Attraverso questo procedimento chi oggi vive in affitto nelle “case popolari” potrà diventare finalmente proprietario del proprio immobile: niente più affitti, niente più precarietà, una casa per i propri figli. Il secondo passo (il concorso) prevede che parallelamente al riscatto, le facoltà universitarie di Architettura e Ingegneria mettano a disposizione i progetti realizzati dagli studenti durante i loro percorsi di studio: questo permetterebbe di abbattere gli eventuali costi di progettazione di nuovi lotti di “case popolari” e darebbe la possibilità a giovani laureati di farsi un nome nel settore edilizio. Il terzo ed ultimo passo è quello relativo alla costruzione: gli enti locali, una volta riscossi i proventi derivanti dal riscatto dei precedenti immobili, provvederanno a realizzare i progetti ottenuti dall’Ateneo. I nuovi alloggi, costruiti sulle proprietà demaniali, saranno a loro volta riscattati attraverso le rate di mutuo.

Potrebbero esserci dei problemi nel passaggio dalla proposta al progetto?
Il progetto del “riscatto della proprietà” non è utopia. La nostra proposta di legge in tale direzione ruota attorno ad una serie di punti cardine che la rendono originale ed attuabile al tempo stesso. Il primo è il riordino degli enti competenti: le Regioni dovrebbero provvedere, assegnare alle Province e ai Comuni il compito di monitorare tutti i lotti di edifici attualmente assegnati col sistema delle “case popolari” e tutti quei terreni di proprietà del Demanio dello Stato sui quali prevedere nuovi interventi edilizi. Il riordino in questione dovrebbe prevedere l’istituzione di una nuova “Commissione Regionale Casa” avente principalmente due compiti: vigilare sui criteri di assegnazione delle “case popolari” e sui bilanci degli enti chiamati a gestire queste abitazioni nel periodo che intercorre tra la realizzazione ed il riscatto. Un’altra questione è il riassetto delle graduatorie: dovrebbero essere innanzi tutto privilegiate le famiglie attualmente senza fissa dimora o in possesso di un provvedimento di sfratto esecutivo; in seguito urge comunque sottolineare il fatto che è dovere di ogni Stato avere a cuore prima la situazione dei propri figli e successivamente quella degli ospiti. Le famiglie italiane devono quindi avere la precedenza.

Chi potrebbe opporsi a questa proposta?
Chi ha l’interesse di difendere i banchieri, gli usurai, i palazzinari, gli speculatori e gli assistenzialisti. Per anni, ad esempio, la sinistra ha parlato di “diritto alla casa”: una menzogna assoluta che non ha risolto un bel niente. Si deve iniziare a parlare di proprietà! Solo così si possono crescere dei figli e ci si può avviare verso la creazione di uno Stato sociale che sia degno di questo nome.

Nutre speranze in questo governo per l’approvazione della proposta?
Sì. In Parlamento c’è chi ha preso a cuore la proposta “Azione Casa”, inserendola già nel programma del Pdl che la maggioranza degli italiani ha sottoscritto nelle urne. E poi, dopo la “Robin Hood tax” di Tremonti, vera e propria rivoluzione, ci aspettiamo che le proposte di stampo sociale siano gradite.

Fonte:
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=5652&aa=2008




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30 giugno 2008

Una notte tedesca

Settantaquattro anni fa una drammatica resa dei conti che ci raccontano sempre con errati luoghi comuni








Nella notte tra il 29 e il 30 giugno 1934, nota come Notte dei Lunghi Coltelli (da un canto di battaglia delle SA) avvenne la grande purga tedesca. Hitler al potere da diciassette mesi aveva già assorbito la disoccupazione (sei milioni di senza lavoro prima del suo Cancelleriato), risollevato l'economia, avviato i lavori pubblici, rafforzato l'esercito, messo ordine nel Paese e avviato una serie di provvedimenti sociali avanzatissimi. Alcuni settori della grande industria, dell'aristocrazia prussiana e della burocrazia sindacale brigavano per liquidarlo e per sfruttarne a piacimento classista ed oligarchico i risultati da lui miracolosamente ottenuti e già messi in forziere. Poco sappiamo di quanto accadde realmente nei giorni che precedettero la purga, di certo acuni dello stato maggiore della SA, e in particolare Röhm, stavano scalpitando con toni di esteriore estremismo e minacciavano una sovversione. Questa turbolenza era teleguidata? Sappiamo per certo che meno di due anni prima, e cioè alla vigilia dell'investitura di Hitler, la Reazione, guidata dal Cancelliere provvisorio, il generale Von Schleicher, capo dell'ufficio politico della Reichswehr (l'Esercito di Weimar) aveva convocato l'ambiguo e ambizioso Gregor Strasser (ufficialmente il rappresentante dell'opposizione di sinistra ad Hitler all'interno del partito nazionalsocialista) e gli aveva proposto di capeggiare un governo di unità nazionale a composizione mista (con socialdemocratici e destra cattolica), con il sostegno dello Stato Maggiore, della grande industria e dei sindacati, quello comunista compreso. Quell'operazione di trasformismo oligarchico e autoritaristico alla quale Strasser aveva dato il suo narcisistico accordo, fu sventata da Hitler e da von Papen che convinsero Hindenburg a preferire la parte del popolo a quella dei poteri forti. Diciotto mesi più tardi la fronda di Rohm era probabilmente alimentata dai medesimi congiurati. Hitler esitò a lungo prima di usare il bisturi; sembra che sia stato decisivo un incontro che ebbe con Mussolini, che considerava come il suo maestro, il quale, pochi giorni prima della Notte dei Lunghi Coltelli, parlando con il Cancelliere tedesco dei contesi destini austriaci, gli disse seccamente: “prima di pensare a mettere ordine in Europa bisogna dimostrare di essere in grado di mettere ordine in casa propria”. Hitler si decise a stroncare il complotto e a vanificare le congiure. Di quella notte abbiamo, ovviamente, solo la versione ideologizzata voluta dai comunisti (e supinamente accolta da presunti “rivoluzionari” di estrema destra, solitamente dei cattivi estetisti) che pretesero che tra il 29 e il 30 giugno del 1934 la Controrivoluzione avrebbe schiacciato la Rivoluzione e il Socialismo. Come sovente accade nella rappresentazione della storia e della realtà (ove spesso la verità è l'opposta di quella che appare) la versione comune non è assolutamente rispondente al vero. La maggioranza dei 77 uomini presenti nella lista ufficiale degli uccisi nella notte di sangue appartiene infatti all'ala destra del partito. Gregor Strasser, giustiziato quella notte, era sì di sinistra ma lo era non di certo come aspirazioni ideali bensì nel senso servile e accomodante con il Capitale che caratterizza la sinistra borghese. Il fratello, Otto, che riuscì a sfuggire al plotone di esecuzione, animò un'opposizione di destra spuria (c'era una componente della destra nazionalbolscevica) al nazionalsocialismo, il Fronte Nero, che fu un'emanazione dell'Intelligence Service e che godé, più tardi, anche della protezione di Stalin. Le SA, infine, non vennero affatto sciolte.

Non si trattò, quindi, di una svolta reazionaria e della frenata del processo rivoluzionario ma, semmai, dell'estatto contrario. L'immagine tramandata della Notte dei Lunghi Coltelli è, quindi, emblematica: un paradigma di come si possa veicolare l'opposto della verità senza che nessuno si preoccupi di documentarsi. Impariamo a diffidare dei luoghi comuni; questo ci aiuterà, non solo per la storia ma soprattutto per evitare cantonate grossolane sull'attualità. Che si sprecano, eccome!

da www.noreporter.org




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17 giugno 2008

Continuano le aggressioni dell'esercito birmano al popolo karen. Che resiste.

ESERCITO BIRMANO AL LAVORO: MA NON PER AIUTARE LE VITTIME DEL CICLONE. 15 GIUGNO

                

L'esercito birmano è molto attivo in questi giorni. Lungi dall'essere impiegato per le operazioni di soccorso alle vittime del ciclone che il mese scorso ha investito il paese, è impegnato nella solita opera di aggressione nello Stato Karen. La scorsa settimana 1.000 civili Karen hanno abbandonato i villaggi di Te Mu Der, Tha Kaw To Baw, and Tha Da Der , nel distretto di Papun, Birmania Orientale, sotto una pioggia di colpi di mortaio. Anche il villaggio di Bwa Doh, abitato da Karenni (etnia "cugina" dei Karen, anch'essa impegnata nella resistenza al regime militare di Rangoon) ha ricevuto la visita dei soldati del 429° e del 531° battaglione di fanteria leggera. I soldati hanno catturato un uomo di 33 anni, Saw Ko Blu, picchiandolo selvaggiamente fino a provocargli l'apertura del cranio, e hanno sparato ad un altro civile, che è riuscito però a fuggire nella giungla. I "Free Burma Rangers", organizzazione di soccorso costituita da Karen, è sul posto per prestare aiuto ai numerosi profughi che ora si trovano senza riparo, in piena stagione delle piogge. Il progetto Terra-Identità, iniziato il 1° giugno grazie all'Associazione "L'Uomo Libero", e alla Regione Trentino Alto Adige, acquista in queste condizioni una sempre maggiore validità. Case per i profughi e campi coltivabili garantiranno a centinaia di sfollati condizioni di vita dignitose. Il Popolo Karen resiste, grazie al nostro e al vostro concreto aiuto.

www.comunitapopoli.org




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15 giugno 2008

AN: TANTE LUCI E QUALCHE OMBRA

E’ trascorso più di un mese dalle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano ma per molti, ancora, è come se la campagna elettorale sia appena terminata con gli straordinari risultati della vittoria del Popolo della Libertà. Questo testimonia la partecipazione popolare – è andata meno gente a votare, ma chi ha scelto di partecipare al voto lo ha fatto con una forte motivazione- e anche la sorpresa per un risultato che è andato oltre ogni aspettativa.

E’ vero che la vittoria del centro destra era data per favorita e per un certo verso pure “scontata”, ma è stata la netta affermazione elettorale che ha stupito tutti. Le voci su di un possibile pareggio al Senato, il recupero che Veltroni dava per certo, …e poi la realtà: il Popolo della Libertà supera di ben nove punti percentuali il Partito Democratico.

L’uscita dalla scena di Romano Prodi, la scomparsa della sinistra che non ha ottenuto nessun rappresentante in Parlamento, la netta affermazione del centro destra anche al Senato, hanno reso storica la vittoria di Berlusconi e di Bossi. I riflettori si sono puntati su Berlusconi, che in qualità di candidato presidente del Consiglio ha rubato la scena anche a Gianfranco Fini. Umberto Bossi nel Nord Italia, con la sua Lega, ha ottenuto un successo davvero strepitoso.

Alleanza Nazionale, spiace dirlo, nonostante l’impegno dei suoi candidati, non è riuscita ad avere un ruolo di primo piano in campagna elettorale. Certo, le liste erano quelle uniche del PdL, la campagna elettorale è stata condotta in perfetta sintonia fra An e F.I., ma della vittoria è risultato artefice soprattutto Silvio Berlusconi. D’altronde avesse vinto il Partito Democratico, sugli allori sarebbe salito Valter Veltroni, non certo Franceschini.

Si è giunti, poi, al ballottaggio per la carica di sindaco al Comune di Roma. Gianni Alemanno, al quale tutti avevano riconosciuto ed apprezzato lo spirito di sacrificio, lanciava la sfida disperata contro Francesco Rutelli . Poche le possibilità di vittoria, previsioni confermate dallo sfoglio delle schede per l’elezione del Presidente della provincia. Il candidato del centro destra, Antoniozzi, infatti non ha superato il confronto con il candidato del centrosinistra a testimonianza che, il vento favorevole si fermava alle elezioni politiche e non si traduceva alle elezioni amministrative.

Invece è accaduto l’impossibile. Quando dopo lo scrutinio delle schede per l’elezione del presidente della Provincia si è passati alle Comunali di Roma fin dall’inizio dello spoglio Gianni Alemanno si è imposto su Rutelli dominando tutta la fase dello scrutinio. Il piccolo vantaggio con il passare del tempo si è trasformato in una storica vittoria che ha portato in Campidoglio, per la prima volta, un uomo di destra. Il clamore suscitato da questo insperato successo ha rinverdito la gioia del risultato politico perchè ha infranto anche i sogni del centrosinistra che contava di ripartire da Roma con una speranza di rivincita.

Il successo di Gianni Alemanno ha reso ancora più evidente la sconfitta del Partito Democratico e, al tempo stesso, ha ridato visibilità ad Alleanza Nazionale. “Con la vittoria di Alemanno –ha scritto Annalisa Terranova sul Secolo d’Italia – formazione da politico classico, torna il primato della politica sull’immagine. Al leader non si chiede più soltanto di andare bene in tv, di fare le feste di piazza, di avere gli attori al suo fianco. Al leader si chiede di essere un leader politico.”

Ora per il centro destra si apre un nuovo percorso. La vittoria elettorale ha dato slancio ai fautori del partito unitario, Gianfranco Fini in primis che dimettendosi da presidente di An per assumere il ruolo di presidente della Camera ha affidato ad Ignazio La Russa il compito di guidare la destra verso la nuova formazione politica. Proprio nel momento in cui Alleanza Nazionale assume i più alti ruoli all’interno delle Istituzioni – Fini presidente della Camera, Alemanno sindaco di Roma - e sembrano finiti i tempi degli esami, per la destra è giunta l’ora di nuovi sacrifici. Si abbandona la casa comune, quella che aveva dato a tanti la possibilità di avere cittadinanza politica e si intraprende la costruzione del nuovo partito, il Popolo della Libertà.

Ma è proprio necessario il partito unitario del centrodestra?

Se ai vertici sono quasi tutti convinti della bontà del progetto, nella base, fra i militanti e i presidenti di circolo non tutti i dubbi sono stati fugati. Per la verità, ad oggi, tutti stanno dando per scontato un esito che sarebbe stato meglio far nascere dal basso. Possibile che insieme alle luci, nessuno voglia tener conto delle ombre?

Roberto Tundo

Coordinatore regionale pugliese della Destra Sociale

Componente della Direzione Nazionale di An




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28 maggio 2008

ROMA: Scontri alla Sapienza

ROMA - Scontri all'esterno dell'Università "La Sapienza" di Roma tra militanti di estrema destra e giovani antifascisti. I disordini si sono verificati in via Cesare de Lollis. Ci sono anche alcuni feriti. Polizia e carabinieri stanno cercando di ricostruire l'accaduto.

FERITI - Alcuni giovani dei centri sociali raccontano che uno di loro è stato accoltellato. Secondo i primi accertamenti, ci sarebbe anche un ragazzo di destra ferito. I feriti dei collettivi ricoverati in ospedale «sono 3, Emiliano, Giuseppe e Giacomo», riferiscono gli studenti antifascisti, «ma in tutto i feriti sono 7».

LA RICOSTRUZIONE - Alcuni testimoni raccontano che il gruppo di giovani di sinistra stava attacchinando manifesti contro la presenza di Forza Nuova alla Sapienza (mercoledì era previsto un convegno sulle Foibe poi annullato dal rettore) proprio di fronte ai cancelli dell'Università, quando un'auto con a bordo 4 ragazzi si è fermata in mezzo alla strada provocando gli altri giovani. È partita così la rissa: i giovani nella vettura erano armati di coltelli, mentre gli altri hanno potuto contare sulla superiorità numerica. Il risultato, visibile ancora in via De Lollis, è l'auto completamente sfasciata e, riferiscono ancora i testimoni, alcuni feriti, di cui almeno uno portato in ospedale.

AGGRESSIONE - «È stata un'aggressione con cinte, bastoni e coltelli fatta da militanti attivisti di Forza Nuova» denuncia Francesco Raparelli della Rete per l'autoformazione. «Ci sono persone in ospedale con ferite da armi da taglio, sono gravissimi. I ragazzi aggrediti- spiega Francesco Brancaccio, studente di Scienze Politiche - stavano attacchinando un manifesto per l'assemlea di domani. Ci sono studenti in ospedale in condizioni gravi, con ferite da arma da taglio, ci sono tanti testimoni».

«TESTE SPACCATE» - Proprio ieri i collettivi avevano occupato la presidenza della Facoltà di Lettere contro «l'agibilità concessa dal preside ai neofascisti della fantomatica sigla "Lotta Universitaria", inesistente all'università ed espressione del movimento neonazista Forza Nuova» che avrebbe dovuto tenere una conferenza sulle Foibe. «Questa mattina, dopo la nostra azione di ieri - spiega Giorgio del collettivo della Facoltà di Fisica - tutto intorno all’Università sono comparsi decine di manifesti di Forza Nuova: anche noi allora abbiamo iniziato oggi ad attaccare i nostri. Ma in Via Cesare De Lollis sono arrivate 4 auto da cui sono scese una ventina di persone con spranghe e catene: una aveva la maglietta dei Boys (ultrà della Roma, ndr) e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno 30 anni». Secondo i collettivi ci sono stati «diversi feriti, spalle rotte, teste spaccate».

«DIMISSIONI» - Dopo gli scontri, i ragazzi dei collettivi sono ora riuniti nella Facoltà di Lettere: chiedono «le dimissioni di Guido Pescosolido che - dicono - si deve dimettere dopo aver autorizzato il convegno sulle foibe organizzato da Forza Nuova». I ragazzi denunciano che «il preside non ha neanche il coraggio di farsi vedere in facoltà in questo momento, ma noi lo attendiamo, deve dimettersi».

IL PRO-RETTORE - «Quelli accaduti oggi in via De Lollis - afferma il pro-rettore dell'ateneo e preside di Medicina I, Luigi Fratisono - sono fatti di una enorme inciviltà. Uno la può pensare come vuole politicamente, ma non si può aggredire qualcuno solo perché attacca dei manifesti». «Non si può che deplorare chi si avvale della violenza invece che del dialogo - sottolinea Frati- e, a questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione di mercoledì che evidentemente - accusa il pro-rettore - si prestava a scopi diversi da quelli culturali che venivano indicati inizialmente». Per il pro-rettore «gli studenti sono liberi di esprimersi liberamente rispetto alle loro idee politiche, ma devono evitare di prestarsi a manipolazioni e infiltrazioni di esterne». «E comunque - sottolinea Frati, parlando del convegno sulle Foibe - non è possibile, nel 2008, mettere un pugnale nel proprio simbolo: uno che mette nel suo simbolo un pugnale non ha cittadinanza in questa università. Ho recuperato i manifesti dell'iniziativa per portarli all'attenzione dell'autorità giudiziaria se sarà necessario». 


Aggressione La Sapienza: Fiore, "chiariamo i fatti, comunque due dei nostri esponenti fermati"

Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, rovescia le accuse: «Sono stati i militanti di Forza Nuova ad essere aggrediti dai giovani dei collettivi dell’Università La Sapienza, e non il contrario. Abbiamo due feriti, due fermati e un'auto distrutta». «Dei due fermati - spiega Fiore - so che uno è Martin Avaro, responsabile della sezione Vescovio di Forza Nuova. Dei tre feriti che si trovano in ospedale so che due sono nostri ed uno è di sinistra». Fiore ha ancora «notizie frammentarie», perché «non si capisce bene che è successo», ma spiega che «i dati oggettivi sono che dei giovani di Forza Nuova che stavano attaccando manifesti fuori l'Università sono stati aggrediti: infatti due di loro sono all'ospedale e una loro macchina è stata distrutta». «Dalla sinistra dopo l'arroganza culturale di voler negare un convegno sulle Foibe dopo che loro ne avevano tenuto uno - conclude Fiore - arriva l'arroganza fisica, quella che vuole mantenere all'Università una presenza egemone».


ROMA: AGGRESSIONE A 'LA SAPIENZA', UNA FOTOGRAFIA 'INCASTRA' GLI AUTORI

Roma, 27 mag. - (Adnkronos) - Una fotografia scattata da un cittadino di passaggio da via De Lollis 'incastra' i responsabili degli scontri avvenuti questa mattina fuori dall'universita' 'La Sapienza' a Roma. Da una ricostruzione effettuata dalla Digos, sulla base oltre che della foto anche di altre testimonianze e di riscontri oggettivi, e' emerso che dopo una prima fase, nella quale i giovani di destra avrebbero apostrofato i ragazzi di sinistra che stavano attaccando dei manifesti, subito dopo si sarebbero avvicinati altri ragazzi provenienti dall'universita'', per poi scontrarsi fisicamente con gli elementi di destra. L'autovettura a bordo della quale viaggiavano i ragazzi di destra e' stata pesantemente danneggiata. Questa ricostruzione e' stata possibile proprio grazie alla fotografia che ritrae tutti gli arrestati nell'atto di affrontarsi anche con cinghie e bastoni. Gli arrestati, quattro vicini a Forza nuova e due ai Collettivi Universitari, tutti e sei leggermente feriti con prognosi da cinque a sette giorni, ad eccezione di un ragazzo dei collettivi refertato per 20 giorni, saranno processati domani mattina con rito direttissimo. L'arresto e' avvenuto per rissa aggravata.


LAZIO/ SAPIENZA, DIGOS: AGGRESSIONE E' PARTITA DA STUDENTI SINISTRA

Roma, 27 mag. (Apcom) - "Da una ricostruzione effettuata dalla Digos, sulla base di deposizioni testimoniali e di riscontri oggettivi, quale una fotografia scattata da un cittadino privato ed acquisita sul posto, è emerso che dopo una prima fase, nella quale i giovani di destra avrebbero apostrofato i ragazzi di sinistra che stavano attaccando dei manifesti, subito dopo si sarebbero avvicinati altri ragazzi provenienti dall'università, per poi scontrarsi fisicamente con gli elementi di destra".

Questa è la spiegazione ufficiale, diffusa dall'ufficio stampa della questura di Roma, di quanto avvenuto oggi "intorno alle 13, in via De Lollis, nei pressi dell'università La Sapienza" quando "si è verificato uno scontro tra giovani di opposte fazioni politiche". Il personale del reparto volanti e del commissariato San Lorenzo - si spiega nella nota - "nell'immediatezza ha bloccato alcuni ragazzi, tutti con lievi lesioni". L'autovettura a bordo della quale viaggiavano i ragazzi di destra è stata pesantemente danneggiata.

La ricostruzione di quanto avvenuto è "stata possibile per la presenza di una fotografia che ritrae tutti gli arrestati nell'atto di affrontarsi anche con cinghie e bastoni". Gli arrestati, "quattro vicini a Forza Nuova e due ai Collettivi universitari, tutti e sei leggermente feriti con prognosi da cinque a sette giorni ad eccezione di un ragazzo dei colletttivi refertato per 20 giorni, saranno processati domani mattina con rito direttissimo".

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Ovviamente va tutta la mia solidarietà ai militanti e ai Camerati di Forza Nuova,vittime da un lato di aggressioni vili e vergognose, in perfetto stile partigiano, e sempre quando loro sono in 30 contro 4, e vittime dall'altro lato della ipocrisia del rettore della università che ha vietato a un europarlamentare, l'on. Roberto Fiore, di parlare pubblicamente in una assemblea. Probabilmente per questo pseudorettore l'art. 21 della Costituzione, o è da lui sconosciuto, oppure (cosa molto più probabile) lo applica solo per le assemblea della sinistra, vietando faziosamente gli incontri pubblici di formazioni politiche di destra. E oggi abbiamo dovuto sopportare i pianti delle zecche che parlavano di 4 macchine piene di picchiatori, cinghie, travi di legno, cinte di ferro appuntite, quando alla fine si è invece appurato che sono stati loro gli aggressori, che tutte le loro testimonianze sono state inventate, ma questo per gli scribacchini del Messagero o della Repubblica non fa notizia, meglio parlare faziosamente di una aggressione fascista. Ma ancora più penose sono state le dichiarazioni di esponenti del PDCI e del PRC, esclusi dal parlamento, che, sperando di tornare in auge, parlano continuamente di antifascismo. Addirittura per l'ex ministro Ferrero la sicurezza nelle città è messa a rischio non dai rom, dai campi nomadi, dallo spaccio di droga o dalla delinquenza, ma da pericolose squadracce fasciste, di cui solo lui probabilmente conosce l'esistenza. E, non contento, riesce anche a trovare un collegamento tra la ormai famosa croce celtica portata al collo dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e la rissa di questa mattina. Per l'ex ministro Ferrero l'invito è quello di trovarsi un lavoro. Per gli studenti dei collettivi, l'invito è di pensare a studiare, vabbè che loro non hanno bisogno di farlo, per il 90% sono tutti borghesi, figli di papà che passeranno l'estate in Sardegna o in qualche località esclusiva, mentre i pericolosissimi picchiatori fascisti lavoreranno anche l'estate, perchè i privilegi e le fortune dei compagni loro non li hanno mai avuti. F.S.




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27 maggio 2008

Il 28 aprile ho contratto matrimonio

di Marcello De Angelis

Il 28 aprile ho contratto matrimonio e questo, di per sé, non credo sia una notizia. E’ diventata tale perché sono stato sposato da Alemanno subito prima della sua proclamazione a sindaco. Ovviamente anche questo non sarebbe stato sufficiente a fare una notizia. Il corriere della sera però è riuscito a farne un pezzo su due giorni consecutivi.

Gli elementi “sensazionali” sono stati rinvenuti nel fatto che io sia un “ex-terza posizione” e che mio fratello Nanni fosse morto in carcere 28 anni prima.

Il giorno successivo ho incontrato il giovanissimo cronista autore del pezzo e gli ho chiesto che cosa c’entrasse la morte di mio fratello con il mio matrimonio. Mi ha risposto con una lieve prosopopea che “era una notizia”. Dall’alto della mia misera esperienza giornalistica ho azzardato l’opinione che forse il mio matrimonio potesse rappresentare una “notizia”, ma che un fatto avvenuto 28 anni prima non lo fosse.

Visto che il ragazzo non era intenzionato a prendere lezioni tecniche da me, ho provato a fargli presente che, sempre a mio avviso, i giornalisti avessero una responsabilità civica che è quella di informare il pubblico e non dovrebbero utilizzare invece la professione per far star male quelli che ti stanno antipatici e sleccazzare quelli che ti stanno simpatici e, nello specifico, gli ho fatto presente che il suo pezzo era stato un brutto colpo per il mio anziano genitore, da sempre lettore del corriere, che mentre si apprestava a partecipare al lieto evento del matrimonio del suo secondogenito, si è visto ricordare l’evento più luttuoso della sua vita, il che gli ha rovinato la giornata. Non potendomi rispondere “chi se ne frega di tuo padre”, il giovane collega mi ha risposta che tanto un dolore così grande i miei genitori non lo supereranno mai, quindi…

Potremmo finirla qui se non fosse che, pochi giorni dopo, mi sono ritrovato un gran numero di giornalisti alla giornata conclusiva di un seminario da me organizzato in Abruzzo insieme a Maurizio Scelli, ex presidente della Cri. Purtroppo anche lì era prevista la presenza di Alemanno, quindi l’attenzione dei media è stata alta. Il seminario è stato presentato come una riunione catacombale di militanti di estrema destra (con buona pace del povero Scelli) e l’ex monastero cistercense dove si è svolto è diventato un “castello dell’ordine”.

In attesa di Alemanno ho dibattuto con il fotografo mandato dal corriere della sera che chiedeva a varie persone di fargli vedere se avevano la celtica al collo per fotografarla. Gli ho chiesto perché stesse facendo questa cosa fastidiosa e lui mi ha ovviamente detto che era stato mandato lì per fare questo. Il giornalista che lo accompagnava non mi ha trovato affatto simpatico, ma io mi sono comunque impegnato nella mia solita petulante conversazione sulla deontologia e la missione civica dei giornalisti riprendendo anche dalla vicenda del mio matrimonio. Mi ha così spiegato che la ricerca compulsiva di croci celtiche ovunque vi sia odore di Alemanno deriva dal fatto che Daria Bignardi lo “costrinse” a mostrare la sua alle “invasioni barbariche” e che è legittimo ritenere che io organizzi riunioni neonaziste perche sono un ex-terza posizione.

Per spiegargli che a mio avviso non è da signori mettere in mezzo le cose private e che si può fare informazione in altro modo, ho risposto che Alemanno porta al collo un ricordo di un amico assassinato dai comunisti e che lui si è guardato bene di rispondere alla Bignardi che quelli che hanno ucciso il ragazzo erano ex-lotta continua e cioè appartenenti al gruppo di suo suocero, accusato dell’omicidio Calabresi. Era mia intenzione spiegargli che, appunto, io non scriverei mai simili cose per ferire la Bignardi, mentre loro lo facevano con me. Il collega su questo punto si è molto infastidito e mi ha accusato di essere cattivo con la Bignardi e voler tornare alla censura.

E sia, finita la discussione. Per concludere gli ho però ribadito che non è onesto fare la “cernita” dei fatti da esporre quando si parla di una persona e, ovviamente con intento sardonico, gli ho fatto presente che, oltre a citare il fatto che sono stato due anni a terza posizione, per completezza di informazione andrebbe anche scritto che ho fatto dodici anni lo scout…

Ovviamente parte di questa conversazione è finita sui giornali del giorno dopo perché, come mi ha ricordato in quel frangente Antonello Caporale della repubblica, quando parli con un giornalista non puoi pensare che stai parlando con una persona, ma devi ricordare che è sempre un giornalista, quindi quello che gli dici anche in forma privata te lo ritroverai stampato.

Nei giorni successivi ho ricevuto numerose telefonate di colleghi “amici” che mi consigliavano di smetterla di polemizzare con quelli del corriere, che se mi prendevano di punta potevano farmi molto male…

Immancabile è arrivato l’ulteriore “avvertimento”, nientemeno su Io Donna, dove, in dieci righe, il guru Claudio Sabelli Fioretti dice che non mi devo “adontare” se qualcuno mi ricordo il mio passato e dice che terza posizione è stata “una delle peggiori organizzazioni dell’estrema estrema destra in competizione coi Nar”, mi irride per aver detto la famosa battuta in cui invito a ricordare che ho fatto anche lo scout, cita, indebitamente e senza giustificazione, il fatto che io abbia rimarcato che la Bignardi è la nuora di Sofri e conclude infine con un “avvertimento” ad Alemanno affinché cambi amici.

In primis, pur consapevole che chi scrive non sempre ha tempo di leggere, devo precisare, per dovere di cronaca – cioè quello che dovrebbe fare un giornalista – che se qualcuno volesse documentarsi scoprirebbe senza ombra di dubbio che terza posizione è stata assolta da tutte ed ognuna imputazioni nel processo di cassazione che ha sancito che si trattava di una organizzazione legale e legittima che non ha compiuto alcunché di penalmente censurabile. Inoltre la “competizione coi Nar” – e Sabelli non può non saperlo – consisteva nel fatto che i Nar hanno tentato di eliminarci fisicamente perché, a loro dire, “impedivamo la lotta armata”.

Forse eravamo antipatici anche a quelli di Lotta continua, ma questo non giustifica che la storia giudiziaria venga capovolta perché fa piacere ad un gruppo di potenti giornalisti.

In secundis, mi spiace che quello che io non avrei mai scritto per rispetto umano e professionale nei confronti di Daria Bignardi e di Luca Sofri e che ho detto, ribadisco, in una conversazione privata per far capire, con un esempio “specchiato” a chi non voleva sentire ragioni, come fosse assurdo strumentalizzare i fatti privati, sia finito stampato da uno che è evidentemente così accecato dalla propria superiorità intellettuale da non rendersi conto che ha fatto una cosa cretina.

Infine mi tocca ribadire che non è con le minacce o gli “avvertimenti” che accetterò di stare zitto. Quando a tredici anni andai al liceo, mi avvicinarono tre ceffi (sempre di Lotta continua…) e mi dissero di non mettermi in testa di fare politica, come già faceva mio fratello, perché mi avrebbero fatto fare tre mesi di ospedale. Questo indusse me, che avevo simpatie socialiste, a correre ad iscrivermi al Fronte della Gioventù. Due di quei figuri oggi fanno i giornalisti, sono anche loro “ex” e oggi mi “consigliano” di non espormi alle rappresaglie giornalistiche…

Io so di non contare un granché politicamente e che le attenzioni nei miei confronti sono solo determinate dalla convinzione, a mio avviso sciocchina, di poter usare me per nuocere al sindaco di Roma.

Alemanno non mi sembra il tipo da farsi terrorizzare dalle pallottole di carta.

Io, per quanto mi riguarda, insisto a dire, anche se nessuno è obbligato a darmi ascolto, che il giornalismo ha un ruolo importante nel creare atmosfere positive e nel consentire ai cittadini di formarsi un’opinione che gli permetta di leggere la realtà e partecipare alla politica. I killeraggi, gli “sputtanamenti”, le mistificazioni e i giochi di prestigio con il detto e non detto per modificare l’immagine delle cose senza per questo scrivere il falso, non sono attività essenziali per essere un buon professionista. Ma, ben inteso, potrei anche sbagliarmi.




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22 maggio 2008

L'inizio di una nuova era

Area online

(di Marcello de Angelis)

È nata la Nuova Italia. Come sempre la storia fa le cose all'improvviso e nulla può essere come prima. Non starò a dire che tipo di epoca sia terminata, lo sanno tutti. Inutile parlare di fine di conflittualità ed odii retaggio di guerre antiche, incivili e dimenticate dalla stragrande maggioranza degli italiani, che anzi da tempo mostrano noia e disinteresse per la retorica delle eterne contrapposizioni irrisolute ed irrisolvibili.
Non è più il caso di parlarne, appunto. Parliamo piuttosto di quello che sarà, senza trionfalismi e senza rivendicazioni di merito. Siamo arrivati sin qui facendo ognuno il proprio dovere. Per l'Italia. E ora è il momento di rimboccarsi le maniche, per fare ancora di più.
Il fatto che i cittadini della Capitale (e tra loro molti elettori del centrosinistra) abbiano scelto di essere rappresentati da Gianni Alemanno è un'indicazione precisa. «Di una persona non mi interessa da dove viene, bensì dove va» avranno commentato molti ex oppositori ed avversari citando la famosa massima di Mao. E Alemanno si sa dove va. Al contrario dei suoi predecessori - e come già fece prendendo la guida di un ministero che secondo molti era secondario se non inutile - Alemanno va al lavoro, per Roma e per i romani. E lavorerà sodo.
Ma non si tratterà di una risorsa unicamente romana. Il sindaco della Capitale ha una proiezione mondiale e tutto ciò che riuscirà a realizzare resterà nella storia.
A noi tutti toccherà il compito di risvegliare, ognuno nel proprio contesto, la consapevolezza degli italiani di essere comunità, l'entusiasmo per la rinascita di una Nazione.
Il lavoro sarà soprattutto volto all'informazione ed alla comunicazione di questa storica rinascita. I nostri colleghi di molti dei maggiori media sembrano voler essere gli ultimissimi a rendersi conto che la realtà che si trova fuori dalle redazioni non è più in sintonia con quello che raccontano e descrivono. I più intelligenti se ne stanno accorgendo, anche se tardivamente, e cominciano a dichiarare la loro cessata disponibilità a tenere in vita i pregiudizi e le letture forzate di un'epoca ormai scomparsa.
D'ora in poi conterà solo ciò che verrà realizzato, non da dove venga chi lo realizzerà. Una persona onesta sarà una persona onesta anche se suo padre ha perso una guerra. E un uomo sciocco e stupido o prepotente ed arrogante non lo sarà di meno perché da giovane ha sfilato tra le fila dei vincitori o sfila oggi sotto la bandiera "giusta".
Nessuno meriterà di essere odiato per le letture che ha fatto, per i sogni che ha coltivato o per non aver voluto chinare il capo dinanzi ai cambiamenti dei rapporti di potere.
I fustigatori di professione dovranno cercare il difetto nella specifica del presente, non più scavando negli archivi di memorie più o meno di parte.
La persona più amata da un italiano tornerà ad essere ogni altro italiano, perché unito nel perseguimento di un comune obiettivo: ridare dignità e benessere a tutti ed ognuno.
Bisogna crederci. Bisogna avere speranza ed ottimismo, per la prima volta da decenni. Bisogna lasciar andare il pessimismo della ragione e riscoprire l'ottimismo della volontà. La guerra è finità, c'è una Patria da ricostruire.
Un futuro fatto di strade e ferrovie, di serenità e sicurezza, di concordia e collaborazione, di solidarietà e tutela di ognuno per l'altro, di fratellanza.
Un popolo che si inchini dinanzi al sacrificio di ognuno che abbia, con il lavoro, con l'impegno sociale, col sacrificio della vita, costruito l'Italia. Un popolo consapevole di essere l'erede di un grande tesoro, un tesoro da trasferire integro se non accresciuto alle generazioni che verranno.
Un popolo, una nazione e una bandiera. Bella, bellissima perché di tutti insieme.
Fino a ieri era solo un sogno. Ancor prima un sogno sognato solo da pochi. Oggi è una volontà di molti e un'opportunità di tutti.
Colleghi giornalisti, avete una nuova missione: non più descrivere la realtà come conviene a pochi, ma raccontare agli italiani la realtà di tutti. Perché la realtà si può migliorare con la scelta delle parole e delle informazioni, ma non si può modificare, facendola apparire diversa da quella che è, nella speranza di condizionare le scelte e gli umori di quelli che guardano alla nostra professione per formarsi un'opinione.
Non sentirsi più al di sopra degli altri, una casta privilegiata armata di pennino, pronta a infilarlo nella schiena di chi ci pare per sentirci più potenti.
Si può servire il pubblico senza fare del male, senza vendette, senza acrimonia, costruendo anziché distruggendo. È una bella sfida, per chi la vuol raccogliere.




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11 maggio 2008

Tremonti: «Per Alitalia soluzione italiana. Ora si sacrificheranno banche e petrolieri»

«Saremo dentro le procedure di legge e guarderemo le offerte»

Tremonti: «Per Alitalia soluzione italiana
Ora si sacrificheranno banche e petrolieri»

Il ministro dell'Economia: «Non esiste un tesoretto, i conti vanno male. Non saranno i poveri a pagarne il prezzo»



Giulio Tremonti (Emblema) ROMA - «Cerchiamo una soluzione italiana e fondamentalmente privata. Se non funziona vedremo»: così il neoministro dell'Economia Giulio Tremonti durante la registrazione del programma «In mezz'ora» di Lucia Annunziata, alla domanda se Alitalia potrebbe tornare in mano pubblica. Tremonti ha spiegato di avere avuto poco tempo ancora per «guardare le carte», ma - afferma - «una cosa è sicura: un conto è fare campagna elettorale e un conto è essere al governo. Mica aspetto che arrivi qualcosa dal cielo. Saremo dentro le procedure di legge e dentro quelle procedure guarderemo le offerte». Alla domanda se avremo una nuova Iri, Tremonti risponde: «Io spero di no. L'impegno è per una cordata italiana e molti imprenditori si sono impegnati. Il rischio che la nostra compagnia andasse in mano a un nostro concorrente nel turismo è stato evitato». Poche ore prima, venerdì sera, Bruno Ermolli - incaricato da Berlusconi - aveva inoltrato al presidente di Alitalia la richiesta di dati e informazioni aggiornati sulla compagnia per esaminarli «con gli imprenditori e gli investitori maggiormente interessati a elaborare un'ipotesi di sostenibilità economica e finanziaria di un progetto per il rilancio». Alitalia ha fatto sapere che la richiesta sarà considerata dal consiglio di amministrazione del 13 maggio.
NIENTE TESORETTO - Parlando poi della situazione dei conti pubblici, il neoministro ha escluso l'esistenza di un tesoretto aggiungendo che «l'andamento delle entrate non è buono, basta guardare l'andamento dell'Iva sugli scambi interni, che è negativo». Tremonti ha precisato che «l'economia va male, e non perché da gennaio è ripartita l'evasione». Il ministro rispondeva a una domanda sulla copertura per i prossimi provvedimenti del governo, relativi a Ici, detassazione straordinari e il decreto sulla sicurezza: «Non abbiamo ancora i testi scritti, siamo negli uffici da poche ore, quando avremo una base di ragionamento la presenteremo a chi di dovere». Riguardo a una verifica dei conti del governo Prodi, Tremonti ha spiegato che «sui conti pubblici di un Paese c'è il controllo assoluto, ormia ci sono molti occhi sopra. Chiederemo agli istituti nazionali e internazionali una valutazione aggiornata. Nei documenti europei c'è la parola rischio su tante voci, chiederemo di valutare i numeri di chiusura del 2007 e anche quelli in corso nel 2008. Purtroppo non sono buoni».

BANCHE E PETROLIERI - Conti non buoni vuol dire sacrifici. E Tremonti ha indicato chi - nelle sue previsioni - dovrà "stringere la cinghia": «Le banche e chi incassa la rendita petrolifera, certo non i poveri». Gli istituti di credito - ha spiegato - dovranno pagare qualcosa in più di tasse se non faranno pagare meno i mutui alle famiglie». Per quanto riguarda i petrolieri Tremonti ha spiegato che «prendono più soldi perché è aumentato il prezzo». Parlando dei mutui, il ministro ha assicurato che il governo se ne occuperà nei prossimi mesi.




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8 maggio 2008

Giovani per il Tibet

Giornata studentesca organizzata dalla consulta di Roma a sostegno del popolo oppresso








Mercoledì 7 maggio, dalle 9,30 alle 16,30 al laghetto dell'Eur STUDAY 'FREE TIBET', giornata in solidarietà al popolo tibetano opresso da più di mezzo secolo dal giverno cinese. La Consulta studentesca di Roma manifesta la sua solidarietà. Ci saranno gruppi musicali che si esibiscono dal vivo, partite di calcetto, pallavolo, arrampicata, dimostrazioni di kickboxing, boxe, dragon boat.




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29 aprile 2008

VIVA LA VITTORIA!!!

  

 

 




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17 aprile 2008

ALEMANNO SINDACO!

  




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10 aprile 2008

ALEMANNO: SFATARE EGEMONIA SINISTRA CULTURA

'Bisogna sfatare il mito di una sinistra egemone della cultura e di un centrodestra ignorante.
E' un mito sbagliato, che ha fatto tanto male a Roma'. Dal palco dello spazio Etoile, il candidato sindaco del Pdl Gianni alemanno ha partecipato alla serata-spettacolo organizzata a sostegno della sua candidatura dal mondo della cultura.
alemanno ha sottolineato l'importanza delle politiche creative a Roma, dove 'sembra ci sia un blocco che bisogna far saltare'. L'esempio fatto dal candidato sindaco e' stato quello di un 'giacimento petrolifero dal quale VELTRONI e Rutelli hanno estratto solo quel poco che gli serve per mantenere la propria immagine'.
Invece, per alemanno, bisogna rivalutare il patrimonio culturale di Roma 'guardando non solo al passato ma alla potenzialita' creativa della capitale, una grande energia che si muove tra passato e futuro'.
Alla platea, dove era presente tra gli altri Luca Barbareschi, che in caso di vittoria ricoprira' il ruolo di garante per lo spettacolo, alemanno ha ricordato alcuni punti fondamentali del suo programma sulla cultura: autonomia del distretto culturale romano, una task-force a tutela della creativita', una consulta formata da personalita' di spicco, un polo audiovisivo, una festa del cinema da legare ai David di Donatello, la tutela del made in Italy e soprattutto del marchio Roma.
'Ci vuole piu' Italia nel mondo - ha concluso alemanno - e Roma deve dare la spinta con una grande offensiva culturale'.




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8 aprile 2008

L’incitamento contro l’NPD porta i suoi “frutti assassini”

 

Nella notte fra il 4e 5 Aprile 2 giovani attivisti (uno membro dell’NPD, l’altro simpatizzante) di ritorno dall’assemblea generale annua del partito ad Aachen, sono stati assaliti da una gang di criminali stranieri nel centro di Stolberg. Il simpatizzante 19nne è stato accoltellato così gravemente, da morire più tardi all’ospedale in seguito alle ferite riportate. Così il dirigente regionale dell’NPD del Nordrhein Westphalen Claus Cremer sullo shockante episodio:

“Sono profondamente sconvolto da quanto successo la scorsa notte a Stolberg. L’aizzamento contro l’NPD portato avanti dai bugiardi partiti istituzionali e dalle varie alleanze regionali che dichiarano di essere contro la violenza di qualsiasi tipo, porta i suoi frutti assassini. Sono sicuro che una parte di questa cerchia di persone vede di buon occhio la violenza contro l’NPD. Se in queste occasioni, come adesso, muore un giovane, è lo spaventoso risultato di un’errata politica dell’immigrazione e di un comportamento da definire sempre più spesso criminale contro i Nazionalisti.
Il gruppo dell’NPD nel consiglio comunale di Stolberg denuncerà a livello parlamentare la crescita della criminalità straniera e informerà certamente la popolazione spiegando molte cose. Siamo vicini alla famiglia della vittima.”

Con un presidio che si e’ tenuto ieri pomeriggio nel centro di Stolberg, l’NPD ha ricordato il defunto insieme ad altre forze non legate al partito, protestando contro l’”instranierirsi” della patria e la risultante società multicriminale. Ogni utile indizio, che testimoni oculari non avessero riferito alla polizia per paura degli autori dell’agressione, può essere comunicato alL’NPD del Nordrh.West. (02327- 230619)o all’NPD di Aachen (0174 -3920685.

Novopress.info, 2008, Testo originale la cui copia e diffusione sono da considerarsi libere, a patto di citarne la fonte [http://it.novopress.info]




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6 aprile 2008

Aborto

 Manifesto Aborto luca 




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2 aprile 2008

Combattere è un destino

AVE COMANDANTE
scritta in memoria di Peppe Dimitri

Ave Comandante i muri lo gridavano quell’albero gelato non è così lontano tantissimi ragazzi accendono il passato dicendo alla Dea Roma quel che hai rappresentato.
Un Fuoco di Potenza per chi ti ha conosciuto Un Rito della Forza per chi non ti ha parlato I miti non son chiacchiere per chi ha un qualcosa dentro Fortuna è di incontrare chi ha l’asse sempre al centro.
Nel mese del Dio Marte dall’alto han già deciso di prenderti per mano spostandoti d un piano risposta a quel destino non può esser materiale con Thor nella battaglia mai ha trionfato il male.
L’incontro con un fratello che cambia direzione nasconde quel mistero avvolto alla creazione tu passi a un’esistenza che sta nei Campi Elisi e a testa alta accedi in sogni più precisi.
Non cambia Posizione chi sempre lotta e crea e basta solo agire per chi ha una Terza idea per chi ha quel Sole dentro non serve la parola lo sguardo parla chiaro è un raggio che trasvola.
Cammini differenti ti hanno rispettato per via di quel silenzio che mostra chi sei stato lo stile che incarnavi è sol per cavalieri che cercano il confronto da soli e sempre fieri.
Per chi non è guerriero ma solo un militante ritrova nel tuo esempio dovere e mai tradire la lotta che hai insegnato è azione spirituale che forgia l’uomo nuovo devoto a un sacro agire.
Il giorno in cui un Leone annuncia il centenario riunisci i tuoi fratelli a un saluto legionario se lucidi son gli occhi gli sguardi sempre accesi e ciò che ci hai insegnato è continuar l’ascesi.
Non resti solo un Nome per chi non ti ha incontrato sei un faro per chi ha scelto di unirsi a quel passato l’Azione è sempre quella nel ciclo della vita Combattere è un Destino in chi accetta la sfida

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30 marzo 2008

Combattere è un destino

 




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23 marzo 2008

Morire senza onore né gloria a fianco del “Leoni” Karen



Articolo Scritto da ALMERIGO GRILZ e uscito l’11/03/1986 sulla Gazzetta Ticinese”

“Non siamo mercenari, siamo andati a combattere con i Karen volontariamente e senza alcun compenso”. Chi parla così è un giovane di 24 anni, rampollo di una facoltosa famiglia parigina. Qualche mese fa lo avevo incontrato, non senza sorpresa, in una base di guerriglieri nella giungla birmana. Insieme ad altri occidentali (ne avevo visti un paio) si era spinto fin li con il proposito di “dare una mano ai Karen”, un etnia che lotta per ottenere una maggiore autonomia rispetto al governo centrale di Rangoon. Per la prima volta che la causa sconosciuta di questo piccolo popolo (che combatte, tra la completa indifferenza del mondo che lo circondava, sin dal 1948) trovava dei sostenitori in Europa, disposti persino a rischiare la vita per essa.
Il 4 ottobre scorso uno dei volontari jean-Philippe Courreges Clero, ventottenne, è stato ucciso dai soldati Birmani nel corso di un combattimento nell’area di Tikerney, nei pressi del confine thailandese, circa 150 km a est di Rangoon. Un australiano di 26 anni, Sonny Wingate, ferito, è stato portato via dai guerriglieri. Ricoverato successivamente in un ospedale thailandese, era stato in un primo tempo identificato come un membro dell’assocazione umanitaria (Msf).
Il regime di Rangoon, che aveva facilmente identificato il francese caduto dai documenti personali, non hanno mancato di sfruttare propagandisticamente l’episodio, accusando tra l’altro le autorità thailandesi di consentire l’attività dei mercenari dei ribelli sul loro territorio. In realtà anche se lo volesse, la Thailandia non sarebbe in grado di impedire a chichessia di introdursi clandestinamente in Birmania.
Come tanti altri prima di lui, medici, giornalisti, contrabbandieri, anche Jean Courregre aveva attraversato con una canoa il fiume, raggiungendo i campi fortificati del Knu (Karen National Union).
Che cosa lo ha spinto? Idealismo, sostiene chi lo conosceva, misto ad uno spirito d’avventura che gli faceva rendere accettabile qualsiasi rischio. “Come minimo quello di prendersi la Malaria - dice il mio interlocutore parigino - anch’io l’ho contratta, con attacchi ripetuti che mi hanno prostrato per parecchi giorni”.
In Francia la guerra dimenticata dei Karen ebbe una fuggevole notorierà un paio d’anni fa, quando essi rapirono un tecnico d’oltralpe e sua moglie che lavorava in Birmania; i guerriglieri volevano così far conoscere in Europa la loro causa; le condizioni che essi avevano posto per la liberazione degli ostaggi non furono nemmene prese in considerazione del governo di Parigi, ma, ciò nonostante la copia venne rilasciata.
“Li avevamo sempre trattati bene - mi aveva detto il tenente dei Commandos Karen Saw Johnny, che aveva partecipato al rapimento - del resto il nostro obiettivo era soprattutto propagandistico. All’inizio avevano paura, ma poi, quando hanno capito che non avremmo fatto loro del male in nessun caso, si sono rincuorati. I governativi erano impazziti, e bombardavano le zone dove pensavano che tenessimo i prigionieri. Li avrebbero voluti ammazzare per attribuirci così la colpa”.
Fu quella la prima volta che i futuri “volontari” sentirono parlare dei Karen. Come li abbiano poi raggiunti, tra la fine dell’84 e l’inizio dell’85, non si sa esattamente. Ma almeno un mercenario vero in questa storia c’è certamente: si fa chiamare “maggiore Jimmy” ed è un ex paracadustista belga che esordìall’epoca della guerra civile nel Congo.
E’ probabile che sia stato proprio il maggiore Jimmy a mettere in contatto i giovani venuti da Parigi con la leadership del Knu. Il loro arrivo è stato accolto con gioia dai karen, che vi hanno visto un primo segno di interessamento dal mondo occidentale, tante volte richiesto e mai ottenuto.
In realtà la battaglia dei Karen è solitaria e isolata come sempre. Basta un conflitto locale, che nn turba gli equilibri internazionali, in cui nessun governo ha interesse ad immischiarsi. Ma la lunga rivolta prosegue, generazione dopo generazione. “Mio padre fu ucciso dai soldati birmani che io aveo ancora 2 anni - aveva raccontato il tenente Saw Johnny - così appena ho avuto l’età per imbracciare un fucile, mi sono unito alla rivoluzione”.
E’ morto anche lui, mi hanno detto, nella stessa battaglia in cui ha perso la vita Jean Philippe Courreges-Clero.

Almerigo Grilz

da novopress.info




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